Boschetto al tramonto

Prendiamo il guinzaglio e via verso il boschetto. Barnabas corre libero, la felicità gli si legge negli occhi. Noi passeggiamo piano, lentamente ed assaporiamo ogni piccolo rumore: I rametti che scricchiolano sotto i nostri passi, i frutti maturi che cadono dagli alberi, l’ acqua che scorre nel suo letto. Il sole cala e i suoi raggi attraversano le foglie, le ombre degli alberi si allungano. Il tempo scorre ed è già ora di tornare a casa. Lasciamo il boschetto pieni di serenità ed il sorriso sui volti ( e sui musi).

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Bocciolo nelle intemperie

Rimango in piedi.Il vento mi fa oscillare vorticosamente, la pioggia cade violenta sulla mia testa.Rimango un piedi.Il sole secca le mie foglie,arriccia la punta dei miei petali.Rimango in piedi.Le mie radici salde a terra. Sono come un bocciolo di rosa che rimane attaccato allo stelo superando ogni tempesta.Tutto mi ha rovinato, niente mi ha fatto cadere.

Nebbia ad un palmo dal naso

Porto Barnabas a fare pipì e in un attimo veniamo avvolti da una coltre spessa e pesante di nebbia. Siamo soli, almeno credo. Passeggiamo fianco a fianco e con un po’ di immaginazione mi sembra di stare sulle nuvole. Gli alberi del viale si scrollano di dosso tante piccole goccioline che cadono al suolo. Si sente uno strano rumore, un misto di goccioline che cadono alternandosi e di macchine che passano in lontananza. Sembra che il tempo si sia fermato. Ho il naso gelato e inizio a non sentire più le dita della mano che regge il guinzaglio. Vedo due signore camminare velocemente chiacchierando fra loro e un uomo che svolta l’ angolo. Questa nebbia mi è familiare, è come se fosse la distanza che ci separa gli uni dagli altri…a volte ci scorgiamo a malapena, avvertiamo la presenza di qualcuno, ma non riusciamo a vedere. Siamo costantemente avvolti dalla nebbia e riusciamo a vedere solo che si avvicina a noi fino ad arrivare ad un palmo dal nostro naso.

“Due ore passate sognando sulla tua schiena”

Ti accarezzo la schiena. Vedo le lucine di natale che si riflettono nello specchio e illuminano un angolo della camera. Barnabas é acciambellato al mio fianco e tu ti stai addormentando proprio qui, davanti a me. Si sta bene sotto il piumone. Sento gli occhi chiudersi e scivolo in un sonno tranquillo. Dormo,ma sento la tua schiena contro la mia. Sento il tuo odore sulle lenzuola,percepisco i tuoi movimenti. Ogni tanto mi sveglio e vedo attraverso la luce calda la testolina di Barney che mi guarda assonnato. Questa è vita. Svegliarsi piano in un letto caldo e pieno d’ amore, di semplicità. Questo è quello che si dovrebbe desiderare, quello per cui vale la pena combattere. Questa è la vera felicità, la vera meta della vita. Fuori da questo letto ci perdiamo dietro a mille cose inutili, ma qui, adesso ci siamo solo noi.

“Un altro giro di giostra” per capire:

Apro il frigo ed è il solito freddo deserto. Acchiappo al volo una borsa di plastica e perdo i soliti venti minuti alla ricerca delle chiavi della macchina. Fare la spesa è sempre stato per me un momento di relax, per questo mi sono sempre considerata la figlia perfetta di quest’ era così legata al consumismo spasmodico. Passeggio lentamente tra gli scaffali scegliendo accuratamente ogni prodotto. Leggo l’ inci, consulto Biotiful e scarto i prodotti con poche foglioline. Prima di iniziare questo lento, ma fruttifero lavoro metodico, passo una quindicina di minuti tra gli scaffali del reparto libri. Ne trovo sempre uno che mi incuriosisce. Questa abitudine negli anni mi ha portato a possedere tanti, forse troppi, volumi di ogni genere letterario. Per ora la mia collezione si è impossessata di un intero armadio, una libreria, due mensole e tre mobiletti IKEA…e qualche angolo della sala. I primi volumi che si trovano nei supermercati sono sempre quelli meno interessanti a mio parere, sono i romanzi da quattro soldi che valgono una lettura disinteressata sulla spiaggia. Andando un pochino oltre si iniziano a vedere i primi veri libri. Oggi ho scovato questo: “Un altro giro di giostra” di Tiziano Terzani. Dalle prime tre pagine si intuisce lo spessore emotivo e culturale di questo libro. Ci si sente incuriositi, spronati e coscienti. Da quanto ho potuto capire questo è il libro in cui si nota un cambiamento radicale dell’ autore. Nasce, tra queste pagine, una visione della vita differente, una percezione di sè diversa e mai osservata prima. Sono arrivata solo a pagina 40, ma questo libro mi sta già cambiando. Non so dove mi porteranno queste 575 pagine, che percorso farò e come mi sentirò arrivata alla fine, ma so che questo viaggio inizia “dal fuori verso il dentro e dal piccolo sempre più verso il grande”.

“Placidamente arriva un sorriso”

Tra un’ onda e l’ altra. Sul filo dell’ acqua scura quasi nera. Mi sento leggera, quasi stessi volando col naso che sfiora le creste delle onde. Mi giro a pancia in su…sopra di me solo il cielo. Libera. Dentro le grotte che ho scavato negli anni nel mio cuore, cunicoli che conosco a memoria. Attraverso le finestre che ho aperto sul mondo, esco. Sulla pelle l’ aria del mattino. Profumo di torta margherita, profumo di casa. Per tutta la vita ho sognato questo giorno. Il giorno in cui avrei trovato pace e un equilibrio da difendere. Apro le braccia e lascio che i raggi del sole mi attraversino illuminando ogni oscurità. Lasciati andare. Faccio un piccolo salto e via. Mi sento così leggera, leggera come una nuvola e placidamente arriva un sorriso. Sono qui e ovunque. Perfettamente in sincronia con tutto ciò che mi circonda. Ora vedo due braccia aperte che mi chiamano. Scendo di quota, riconosco i suoi occhi verdi. Marco dice che è pronta la cena. Arrivo amore mio e appena riesco proverò a raccontarti questa mia conquista, questa grande vittoria.